Powered By Blogger

martedì 12 giugno 2012

La domanda è , aperta, apertissima.....
quale deve essere la prima qualità di un allenatore ?
PALLEGGIATORE – ALZATORE
Il palleggiatore , detto anche alzatore ( palleggiatrice – alzatrice ) è spesso caratterizzato da facies bonaria , sorriso accondiscendente nei confronti dei propri compagni soprattutto nei momenti di attesa della ricezione. In quelle fasi  cerca di spandere sicurezza nei ricettori e negli attaccanti, confidando negli uni in una ricezione pulita e promettendo a tutti gli altri di dar loro la prossima alzata esattamente come la sognano ( Y=ax2+BX+C dove a e b sono le date di nascita dei genitori dell’attaccante e c il suo pin bancomat). In questo modo cerca di mantenersi per tutta la gara su di un filo come un equilibrista, fino alla necessità, spesso derivata da punteggi deficitari, o se la stabilità psicologica del nostro è più labile, anche in equilibrio, di dover dare tre palloni consecutivi all’attaccante che crede più forte, ed il quarto ancora a lui anche se lo stesso si trova momentaneamente sostituito per gli errori precedenti. Lo sguardo di cui sopra ( bonario … ) si mantiene fino alla ennesima ricezione che obbliga il nostro a rincorse per tutto il campo per salvare in bagher palle impazzite. A questo punto, la facies pietrificata , affanni e rantoli  evidenziano il malcelato livore nei confronti del o dei ricettori che hanno causato lo stato precomatoso.               CHIOCCIA
Dobbiamo poi accennare, anche se con comprensibile imbarazzo, ad una lettura meno disneyana del ruolo del palleggiatore e legata ad implicazioni di tipo freudiano- sessuale. La lettura di questo tipo si porta con se una logica divisione per genere fra femminile e maschile. E se nel primo caso ( femminile)  rientriamo in una lettura naturalmente accettabile ( intesa come tendenza naturale o maggioritariamente accettabile) nel secondo ( maschile) le cose si complicano . Sostenere  quindi il fatto che , per ruolo, il nostro dovrà toccare il 90 % delle palle di secondo tocco, rientra evidentemente nel normale svolgimento del gioco ma potremo anche dare a questo dato una valenza metaforica ben più pregnante assegnando al fatto il significato che il palleggiatore “tiene “ di fatto per quelle parti qui non nominabili, tutta la squadra.  Non vogliamo poi qui entrare, ma solo accennare , alla dinamica del gruppo e del comando relativo e di chi di fatto tenga in mano la parti del palleggiatore ( se le tiene) si entrerebbe in situazioni complicate. Ci basta ribadire quanto importante sia questo ruolo e che il detto “ non esiste squadra migliore del proprio palleggiatore “ ci vede pienamente concordi.

lunedì 11 giugno 2012

Psicofisiognomica del centrale


IL CENTRALE
Doppia personalità ( Dr Jekill . Mr Hide)
Fase di attacco: fronte bassa , occhio fisso, unico contatto con il mondo esterno il proprio alzatore dal quale recepisce, con pochi gesti codificati, l’ordine di servizio. Poi testa sul manubrio e pedalare fino al traguardo, che ci sia  o no la palla da attaccare, la credibilità innanzi tutto. Unica variante possibile e concessa , un giro di polso a disorientare la difesa avversaria. Lavoro come un  MULO …  qualcosa alla fine mi tocca.
Fase difesa : ecco avvenire la trasformazione, il naso si affila e si insinua nella rete, l’occhio si vivacizza e corre rapidissimo nel campo avversario a cercare di cogliere il gesto d’intesa, il segno d’accordo, il movimento premonitore. Opzione. Lettura. Algebra per i più,  pane per un centrale. Volo e rimango in aria come un’AQUILA fino a cogliere la preda.
Terza fase : l’occhio si appanna, l’acido lattico è fin lassù, lo sguardo si perde nel vuoto. Opzura, lezione boh ! chi ci capisce più niente. Arti divinatorie, cabale e premonizioni. Scommetto. Dal taraflex al tavolo verde. Come tutti i giocatori d’azzardo destinato ad essere spennato come un POLLO.